Il nuovo film di Michelangelo Frammartino visto da Patrizia Danzè

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Il nuovo film di Michelangelo Frammartino visto da Patrizia Danzè

A proposito del film di Michelangelo Frammartino girato nel Parco Nazionale del Pollino, riporto a seguire il bell’articolo di Patrizia Danzè, uscito sulla Gazzetta del Sud , il 24 ottobre 2019.

Nel Parco del Pollino una storia di scoperte e di bellezza
“L’universo comincia con il pane e intorno a un solo pane un tempo si riunivano gli amici» diceva Pitagora, con parole tramandate ai posteri da Diogene Laerzio. Un pane come quello speciale di Cerchiara, comune cosentino che con San Lorenzo Bellizzi e ad altri 30, tra mari e monti, fa parte del versante calabrese del Parco Nazionale del Pollino, il più grande d’Italia, a cavallo di Basilicata e Calabria, tra le province di Cosenza, Potenza e Matera. E, sicuramente, saranno diventati “compagni di pane” (ma “compagno” viene proprio da “cum” e “panis”) tutti coloro che hanno condiviso la realizzazione del lungometraggio “Il buco”, ambientato dal regista di origine calabrese Michelangelo Frammartino, al suo terzo lavoro dopo “Il dono” (Locarno Festival) e “Le quattro volte” (premiato a Cannes, Quinzaine), tra l’Abisso del Bifurto, nel comune di Cerchiara, i piani del Pollino, San Lorenzo Bellizzi, e le fiumare di Civita e Cerchiara.

Un’avventura eccezionale vissuta tra le bellezze maestose che la Calabria sa offrire, su in superficie, tra Ionio e Tirreno, mari di miti e di incroci di popoli, e il Dolcedorme, la vetta più alta del versante calabrese del Pollino, e giù, nelle viscere della terra, tra anfratti, grotte e gravine, dove è possibile fare esperienza del sublime, come in tanti luoghi di questa terra magnifica e difficile, la cui stessa natura è violata ma non dominata.

«Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento», scrive Franco Arminio, il poeta-viandante-raccontatore che tante volte ha percorso antichi tratturi di Calabria. Ma abbiamo bisogno anche di registi, di fotografi, e di tutti gli operatori del mondo cinematografico che attraverso le immagini testimonino il rapporto tra uomo, memoria e natura. Ed è proprio la Calabria che si sta imponendo sempre più come una “terra del cinema e per il cinema”: una sfida portata avanti ormai da anni dalla Calabria Film Commission assieme alla Regione Calabria.

Ridare dignità ai territori e alle comunità, far parlare alberi, montagne, grotte, sentieri, piante, come già Frammartino ha fatto con il film “Le quattro volte”, raccontando i culti arborei di questi luoghi dove ancora si celebrano riti antichissimi, dove ancora la gente sa cedere lo scettro alla natura, in cui l’albero per un giorno arriva in piazza e prende il posto dell’uomo. Ora Frammartino, che in Calabria è tornato con tutta la sua troupe e un cast singolare di 12 speleologi, con il suo lungometraggio ha fatto “parlare” l’Abisso del Bifurto, detto anche “Fossa del Lupo”, una grotta che scende per 683 metri, una delle più profonde al mondo. «La grotta – ha detto il regista – è un po’ la stessa cosa dei culti arborei: entrare in grotta vuol dire fondersi con la montagna. Dopo qualche ora in grotta non pensi allo stesso modo, non sai quando tempo è passato, perché il buio ti inghiotte. La speleologia insegna a diventare un pezzo della montagna e tutto questo territorio insegna a diventare un uomo con un equilibrio diverso con l’ambiente. Per questo l’abbiamo scelto per fare un film e per questa ragione sarebbe interessante tornare ancora».

Un proposito, quello di Frammartino, che è anche un invito a considerare questo luogo «non solo per la sua bellezza, ma per il concetto dell’umano che propone, un concetto che mette in crisi l’Occidente». Lo ha ricordato a tutti durante la conferenza stampa tenutasi al centro polifunzionale di San Lorenzo Bellizzi, per presentare “Il buco”, le cui riprese, iniziate il 5 agosto, termineranno sabato.

All’incontro, moderato dalla giornalista Raffaella Salamina della Calabria Film Commission, hanno preso parte Giuseppe Citrigno, presidente della Calabria Film Commission, Vincenzo Martinucci, presidente della Società Italiana Speleologi, Domenico Papaterra, presidente del Parco del Pollino, Marco Serrecchia, produttore di Doppio Nodo, Vincenzo Martinucci, sindaco di San Lorenzo Bellizzi, Antonio Cersosimo e i 12 speleologi del cast, composto anche da pastori veri del Pollino.

Il film, nato dall’incontro di Frammartino con il territorio di San Lorenzo Bellizzi, un paese intero, antico feudo baronale, divenuto set cinematografico accogliente e generoso, e con lo speleologo calabrese Nino Larocca, racconta l’impresa di giovani membri del Gruppo Speleologico Piemontese, che nel 1961, dopo aver esplorato numerose cavità del Nord Italia, si diressero al Sud, con un percorso contrario a quello di tanti emigranti. Anni di boom economico, in Italia, in cui si sfidava il cielo con il grattacielo Pirelli e, invece, quei giovani arrivavano a Cerchiara di Calabria, a sfidare il ventre e il buio della terra. Lo stesso viaggio esaltante e temerario che 12 speleonauti, undici speleologi professionisti della SSI, Società di Speleologia Italiana, assieme a un disegnatore-speleologo, selezionati dopo un casting di un anno e mezzo, hanno rivissuto in questi mesi. Con una doppia emozione: quella di calarsi in grotta, con gli stessi sistemi degli anni Sessanta, e quella di essere attori su un set straordinario, valorizzato dall’ eccezionale fotografia di Renato Berta, che ha lavorato con maestri della cinematografia come Godard e Malle.

Una recitazione in cui a esprimersi è soprattutto il corpo, il vero protagonista, perché lì, in grotta, nel vuoto, la parola si fa silenzio, e il movimento diventa attesa e prova di pazienza. Senza di loro, e senza una troupe altamente specializzata (in grotta è difficile anche portare una macchina fotografica), il film, che è un unicum dal punto di vista del racconto speleologico, ed è anche una ricostruzione storico-urbanistica della Calabria degli anni ’60, non si sarebbe potuto realizzare. Così il Bifurto, abisso orrido e meraviglioso, spazio inclusivo e fortemente simbolico che invita tutti a scendere nella nostra grotta interiore, potrà essere visto anche da chi non è speleologo; e la Calabria, con le sue comunità virtuose, potrà essere portata in giro per il mondo.

Fonte articolo, sito web della Gazzetta del Sud:
https://calabria.gazzettadelsud.it/articoli/cultura/2019/10/24/nel-parco-del-pollino-una-storia-di-scoperte-e-di-bellezza-2be4199b-0759-424d-9127-d11a8c2799cf/

Altre informazioni e articoli direttamente sui siti di Calabria Film Commission

“Il buco nasce dall’incontro con il territorio di San Lorenzo Bellizzi e in particolare con lo speleologo calabrese Nino Larocca che conosce profondamente l’Abisso del Bifurto – così racconta il regista Michelangelo Frammartino, durante la conferenza stampa di fine riprese del suo nuovo lungometraggio- Sono quattro mesi che io e la mia troupe giriamo all’interno di questa grotta. Abbiamo sfidato il buio, l’isolamento, il vuoto per raccontare l’impresa di dodici speleologi che nel 1961 decisero di scendere in Calabria ed esplorare altre profondità”. Ieri, negli spazi del centro polifunzionale di San Lorenzo Bellizzi, dunque, l’incontro con la stampa per annunciare la chiusura delle riprese del film “Il buco”. Al tavolo dei relatori: il Presidente della Calabria Film Commission, Giuseppe Citrigno; il Presidente del Parco nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra. Con loro, il regista Michelangelo Frammartino, il produttore di Doppio Nodo, Marco Serrecchia; il Presidente della Società Italiana Speleologi, Vincenzo Martinucci, il Sindaco di San Lorenzo Bellizzi, Antonio Cersosimo e i 12 speleologi che compongono il cast. La fotografia è firmata dal grande Renato Berta che ha lavorato con maestri della cinematografia come Godard, Resnais, Rohmer, Rivette, Malle, Téchiné, Huillet-Straub, De Oliveira, Gitai, e ha ricevuto, tra gli altri, riconoscimenti anche in Italia con Martone (David di Donatello per la Migliore fotografia di “Noi credevamo”). L’Abisso del Bifurto, i piani del Pollino, San Lorenzo Bellizzi, le fiumare di Civita e Cerchiara sono le location dell’ultima fatica cinematografica di Michelangelo Frammartino (dopo “Il Dono” -Locarno Film Festival e “Le quattro volte” premiato a Cannes, Quinzaine). Le riprese de “Il buco” si concluderanno sabato 26 ottobre. Frammartino ha scelto di tornare a girare all’interno del Parco Nazionale del Pollino; un sistema montuoso al confine tra Calabria e Basilicata dai picchi impervi di una bellezza immacolata, conosciuto anche come luogo d’incontro tra le uniche tipologie umane in grado di affrontarlo e abitarlo, qui dove ancora resistono i culti arborei di cui è profondo conoscitore il regista:”Dopo le Quattro volte ho deciso di raccontare la storia di un gruppo di speleologi che, in pieno boom economico, hanno deciso di scendere nel Sud ed immergersi nel buio di una grotta”. Presenti all’incontro i 12 speleologi selezionati nel corso di un anno e mezzo di casting in tutta Italia. “Il buco” è una produzione Doppio Nodo Double Bind con Rai Cinema, in coproduzione con Société Parisienne de Production (Francia), Essential Filmproduktion (Germania), con il sostegno della Calabria Film Commission, del Mibact, del CNC, Artè/ZDF, Eurimages e con la collaborazione e il Patrocinio del Parco Nazionale del Pollino. Coproduction Office è il distributore internazionale. “Il progetto di Frammartino rappresenta per la Calabria Film Commission un vero e proprio fiore all’occhiello-commenta il Presidente Citrigno- uno dei registi più talentuosi del panorama nazionale attenzionato dalla critica internazionale- e continua- Un film che lancia un messaggio in piena sintonia con la mission di rilancio dell’immagine del territorio avviata da tempo dalla Regione Calabria e dalla Film Commission”.“Siamo certi che questo film saprà raccontare l’immenso patrimonio del nostro territorio e le potenzialità del Parco del Pollino- afferma il Presidente del Parco, Domenico Pappaterra- grazie alle sinergie con la Regione Calabria, gli enti, le amministrazioni locali e la Film Commission stiamo ottenendo grandi risultati e le ricadute economiche e culturali sul territorio sono già evidenti. L’opera di Frammartino girerà il mondo e comunicherà anche il calore e l’accoglienza delle nostre comunità e lo straordinario rapporto che hanno con la natura che li circonda”. Nell’agosto del 1961, i giovani membri del Gruppo Speleologico Piemontese, già esploratori di tutte le cavità del Nord Italia, cambiano rotta e puntano al Sud, nel desiderio di esplorare altre grotte sconosciute all’uomo, immergendosi nel sottosuolo di un Meridione, che tutti stanno abbandonando. Qui, nel Pollino, in Calabria, questi giovanissimi speleologi, calandosi nel buio della terra, scopriranno la seconda grotta più profonda del mondo, l’Abisso di Bifurto. “Per usare un termine cinematografico, potremmo dire che le grotte costituiscono un fuori campo assoluto- conclude Frammartino- anche perché la notte eterna che regna al loro interno sembrerebbe quanto di più ostile alla macchina da presa. Eppure, chi ama il cinema sa bene che il fuori campo, l’invisibile, rappresentano la sua “sostanza” più profonda. Questo territorio ha un legame particolare con la natura in controtendenza con la cultura Occidentale. Qui, noi della troupe abbiamo scoperto che si può diventare tutt’uno con essa. Personaggio del film è, dunque, la grotta e il movimento dei corpi che si immergono al suo interno”.

By |2019-10-25T10:26:05+00:00ottobre 25th, 2019|General|Commenti disabilitati su Il nuovo film di Michelangelo Frammartino visto da Patrizia Danzè